L’arte, nel momento stesso in cui entra in una casa d’aste, inevitabilmente muore.
Che cos’è l’arte poi
se non l’insieme delle personali emozioni davanti ad un qualcosa.
Una lettura introspettiva,
un testo che parla tutte le lingue del mondo,
nessuna esclusa.
Forse l’arte non è neanche questo…
L’arte è… Denuncia sociale!
La rabbia graffiante e sanguinaria
schizzata sui mattoni di chissà chi
quando la grande S non guarda,
non capisce,
Non può farlo.
L’arte è denaro sonante,
opinioni costruite e studiate sulla base
cartacea di chi si infarcisce la mente di etichette.
Snobbismo da pseudointellettuali con le tasche bucate dal commercio che tende a classificare ogni cosa nell’avidità casalinga! Si!
Per la casa! Collezione! Mura ripiene di firme note!
Siamo sicuri che l’arte esista veramente?
Oppure trattasi semplicemente di un qualcosa di puramente umano e libero.
Di sinceramente sentito, provato dagli occhi fin nelle vene
quando sotto la pelle
quell’energia
vibra
fremente
Strappando ogni altra cosa…
Leggi per credere
di essere
quelle parole
che volano,
ti prendono da terra e
il mondo si fa piccolo,
distante anni luce mentre
il profumo della carta
si espande tutt’intorno.
Tu sei lì.
In quei posti,
nell’azione che trascina
alla prossima riga
scritta con l’anima di
chi vuole parlare… Parlarti.
È sottile questa mia anima di carta
che stringi fra le mani,
pagata e studiata.
Cerca di colpirti,
urla qualcosa esponendosi
leggiadra…
L’hai raccolta da terra,
e ripulita dalle tracce del mondo.
La fissi,
guardi la forma,
il colore,
senti la consistenza e non capisci…
Non capisci quanto sia delicata.
Cari lettori, eccomi tornato alla “normalità” con una ricetta povera di grassi saturi ma gustosissima!
É classificato come un antipasto…perché l’ho chiamato consistenze?!
Bene, ogni volta che cucino voglio trasmettere delle emozioni alle persone che mangiano il mio piatto attraverso,in questo caso, varie consistenze preparate con la stessa materia prima e poi, parliamoci chiaro…se non si mette un pizzico di sana follia e tanta passione in quello che si fa, si sta semplicemente preparando del cibo, quindi ho deciso di prendere due elementi, in questo caso, delle zucchine romanesche a “kilometro 0” direttamente dal mio orto e del merluzzo.
Ho preparato la zucchina in vari modi:
1) una cotta al vapore aggiungendo solo del sale grosso e del pepe a fine cottura (poiché se la zucchina é di alta qualità non ha bisogno di condimenti extra)
2) un altra,l’ho fatta stracuocere per creare una salsa bella liscia e setosa.
3)l’ho saltata in padella per 2 minuti a fiamma alta
4)infine con un’ altra zucchina ho ricavato dei veli per realizzare l’involucro del mio “cannolo vegetale”
Dopo aver eseguito tutti questi passaggi, ci dedichiamo al merluzzo. Semplicemente si fa bollire in una pentola con latte,sedano,carota,cipolla,chiodi di garofano e noce moscata. Dopo averlo cotto si mette in una planetaria e si “monta” aggiungendo a filo un po’ di liquido di cottura e del buonissimo olio extravergine d’oliva e otterremo una farcia bella “areosa”. Disponiamo su un foglio di pellicola i veli di zucchina e mettiamo su di essi la farcia, arrotoliamo così da ottenere il cannolo vegetale.
Disponiamo gli ingredienti in base al nostro estro. Avremo un trionfo di verde in tutte le sue forme,consistenze e sfumature. Mi raccomando, in cucina non ci sono limiti: sbizzarritevi e sperimentate.
Un abbraccio, il vostro Alessandro
Anche il piatto fa la sua scena
Appunto, come ho detto, sbizzarritevi ad impiattare gli elementi in modo diverso.
Nell’attesa di una goccia,
il vento ammanta le idee e il freddo le congela,
una mattina nell’attesa,
dei ritardi con la nomea,
del menefreghismo sporco e lento,
delle tasse sui biglietti,
dei timbri,
delle corse ai posti liberi,
del caldo affollato e maleodorante,
delle chiacchiere senza fine,
delle telefonate senz’arte,
dei panini argentati,
dei libri studiati,
degli sguardi assonnati…
Attendo il prossimo treno.
Tutti abbiamo bisogno di tornare bambini
ogni tanto,
sdraiandoci senza pensieri,
fra un film e l’altro,
mentre chiudi gli occhi,
su quelle sensazioni che forse…
non sai neanche più leggere.
Non ci credi,
sembra così distante
quel bambino che ora ti parla
urla il tuo nome
e non riesci a sentirlo,
con le orecchie piene di fango
e sassi,
nel parco,
continui a dondolare sull’altalena
continui a dondolare sulle responsabilità
scivolando da una pozzanghera all’altra.
Ha appena smesso di piovere e sei uscito
senza ombrello,
guidato dal profumo dell’inverno,
un qualcosa che senti soltanto tu,
esci dal parco e non lo vedi più…
Ciao a tutti cari lettori, sono tornato con un’ altra ricettina sempre per rimanere in tema di stagione: oggi, infatti, vi illustrerò un primo piatto a base di asparagi.
Intanto vi elenco gli ingredienti:
-80g di spaghetti
-1 mazzo di asparagi
-2 fette spesse di lonza
-cipolla rossa
-vino bianco
-sale pepe
Dunque, puliamo gli asparagi e conserviamo le punte, facciamole sbollentare in acqua salata e, appena pronte, fermiamo la cottura in acqua e ghiaccio ( servirà a mantenere il colore verde acceso).
Tagliamo il resto degli asparagi a cubetti regolari e dividiamoli in due padelle:
in una predisponiamo un filo d’olio, la cipolla rossa tagliata finemente, sale e facciamo rosolare , sfumando con il vino e aggiungendo un po’ di acqua; faremo cuocere il tutto per 5 minuti (questa sarà la base per il condimento per la pasta).
Nell’altra padella aggiungiamo un filo d’olio ,gli asparagi , dei ritagli di lonza ,sale e pepe e acqua. Bisogna far stracuocere gli asparagi per 30 minuti , frullarli, setacciarli per ottenere una salsa fina e lucida.
A parte rosoliamo, per pochi secondi, dei cubettini di lonza.
Buttiamo la pasta nella pentola di acqua bollente e salata, e cuociamo per 5 minuti, mentre gli ultimi minuti di cottura della pasta, avverranno nel fondo di asparagi fatto in precedenza.
Impiattiamo gli spaghetti, predisponendo la salsa di asparagi alla base, le punte e la lonza croccante.
Il piatto è pronto, e mi raccomando, utilizziamo sempre ingredienti di stagione e tanta, tanta fantasia. Buon appetito e… aspetto vostre notizie. Ciaooo!!!
Sono le ombre delle vostre scelte
quelle stesse anime criticate ed etichettate
dai telegiornali.
Pigri.
Nullafacenti.
Svogliati.
Questi prodotti di un tempo
sbocciano alla luce di un sole che da lontano osserva, dimenticando un passato forgiato
sulle battaglie per i diritti a disegnare l’essere umano
che ormai
si spegne
fra i tratti di quelle stesse matite nuove di zecca che non hanno saputo disegnare nulla.
(Foto di Nicholas Massa)
Fragile,
come un bicchiere d’aria sulla finestra,
al mattino,
avvolto nei fumi continui di una grande città,
rivestito di pensieri e parole tiepidi come le piante nella giungla,
umido, eppure fermo,
immobile alle intemperie del mondo che parla.
Parla
parla
parla
parla,
sui fogli di carta stampati dal sudore degli orari in ufficio,
quando tutto tace e le luci sono spente.
“La passione per il calcio? L’ho sempre avuta, sin da bambino, quando, insieme gli amici, con i quali abbiamo condiviso l’infanzia,, giocavamo a pallone fuori casa”, così inizia il suo racconto Mister Neno Cesarini, il cui nome è da sempre legato al gioco del calcio.
Neno Cesarini in una sua foto (per gentile concessione).
“Purtroppo non ho mai avuto la possibilità di scendere in campo con la maglia del Nettuno, la mia città natale, perché io militavo con gli Allievi e a Nettuno non c’era questa categoria”.
Erano tempi, quelli della gioventù di Neno, dove il campanilismo tra le due città limitrofe di Nettuno ed Anzio era particolarmente forte, tant’è che lo stesso Neno, pur se con il sorriso sulle labbra e con un pizzico di ironia, ci racconta come sia approdato nella squadra degli Allievi neroniani: “Mi avevano detto che se volevo continuare a giocare in zona, l’unica possibilità era di andare con l’Anzio, ma io ero un po’ titubante, fino a quando il grande Mister Biti, conosciuto con il soprannome di “Mago del Tirreno” venne a trovarmi nel negozio di mio zio e mi convinse a seguirlo. Sono stato l’ultimo ad andare via dall’Anzio…è stato un bel periodo della mia vita”.
E nella città neroniana Neno torna qualche anno più tardi: “Dopo aver conseguito, nel 1985, il patentino da allenatore”.
Neno, nel suo ruolo da Mediano, è bravo, così bravo da avere l’occasione di andare a giocare in Serie C: “Purtroppo, e questo rimarrà per sempre il mio più grande rimpianto, ho avuto un alterco con un arbitro…ho sbagliato, me ne sono reso conto subito, ma avevo l’irruenza dei vent’ anni e, in un solo istante, ho bruciato una grande possibilità”.
Ma neanche questo incidente riesce a tenere Neno lontano dai campi di calcio: “Non mi sono mai fermato, e come Mister ho ha alle spalle ben 33 campionati, divisi tra le squadre dell’Anzio, dal quale è cominciato la mia esperienza di allenatore, del Lavinio e del Nettuno, dove attualmente alleno il Settore Giovanile del Virtus Nettuno”.
Da quattro anni Neno ha lasciato la prima squadra per dedicarsi alle nuove leve: “E’ un’esperienza bellissima, quella che sto vivendo insieme a questi ragazzi, i quali che si allenano con passione ed impegno tre volte a settimana. Stare con loro mi fa sentire giovane, è bello vederli crescere, ma devi essere presente e fare anche un po’ da “psicologo” come ripeto sempre”.
Una vita per il calcio, dunque, quella di Neno, il quale conclude dicendo: “Non riesco ad allontanarmi proprio dai campi da gioco: è la mia passione”.
Cari lettori, bentrovati! Dopo tanto tempo sono tornato…purtroppo l’esame di maturità per me è ormai alle porte!
Oggi vi propongo una ricettina sfiziosa che definirei “goduriosa”.
La star del piatto è il polipo verace delle nostre zone , con delle succose olive di Gaeta e un tipo di pasta molto versatile, come la calamarata.
Intanto vi elenco gli ingredienti:
-1 polipo verace
-200g di pasta “calamarata”
-10 olive di gaeta
-le croste del pane raffermo (integrale sarebbe perfetto)
-aglio, rosmarino,prezzemolo,olio e.v.o.
(foto di Alessandro Vellucci)
L’unica difficoltà di questo piatto è il tempo, a causa della lunga cottura del polpo, ma, alla fine dei conti, per avere dei risultati perfetti bisogna rispettare i vari ingredienti ed esaltarli al meglio.
Procediamo?! VIAA…
Facciamo cuocere il polipo dentro una pentola senza aggiungere acqua..ebbene sì..il polipo fresco cuocera’ nella sua stessa acqua che rilascerà appena inizierà a cuocere, per circa un ora.
Intanto preparariamo un fondo con aglio in camicia , rosmarino, un ‘ alicetta e facciamo infondere l’olio, mettendolo da parte.
Tritiamo le olive nere insieme alle croste del pane raffermo e stendiamo il tutto su una placchetta da forno. Facciamo essiccare per un’ ora a 80°C e, una volta ottenuta questa polvere, la tritiamo di nuovo per ottenere una sorta di pangrattato alle olive nere.
Appena cotto il polipo, lo puliamo e lo tagliamo a piccoli pezzi.
Riaccendiamo la padella con l’aglio,rosmarino e alici e aggiungiamo il polpo , che faremo rosolare, una buona passata di pomodoro e facciamo cuocere per altri 40 minuti, fino a che il composto diventi un ragù.
Mettiamo a bollire la pasta e, a cottura desiderata, la scoliamo nel ragù… due tre salti in padella per amalgamare il tutto ed impiattiamo senza badare troppo, stavolta, all’impiattamento (molte volte la mangio direttamente dalla padella facendo alla fine un’ enorme scarpetta). Come tocco finale aggiungiamo prezzemolo e il pangrattato alle olive.
Una ricetta molto semplice, ma come di rito , gli alimenti devono essere di qualità. Noi abbiamo l’ immensa fortuna di avere il mare a pochi metri dalle nostre case e, quindi, perché non approfittarne?
Grazie mille, cari lettori, commentate e fatemi sapere.